A due passi dal Duomo di Verona, sorge la Biblioteca Capitolare
A due passi dal Duomo di Verona, in un edificio modesto che nasconde un tesoro inestimabile, sorge la Biblioteca Capitolare, considerata la biblioteca più antica d’Italia e, con ogni probabilità, la più antica al mondo ancora oggi in attività.
Le sue origini risalgono al V secolo, quando nacque come Scriptorium della Schola majoris Ecclesiae:
un vero e proprio laboratorio dove i canonici del Capitolo della Cattedrale trascrivevano su pergamena testi antichi, destinati principalmente all’istruzione dei futuri sacerdoti.
La prova documentale più celebre della sua anzianità è il cosiddetto Codice di Ursicino:
un amanuense di nome Ursicino, terminata la trascrizione della Vita di San Martino e della Vita di San Paolo eremita, datò il proprio lavoro al 1º agosto 517, contravvenendo alle consuetudini del tempo. Alcuni codici ancora più antichi conservati nella biblioteca, come il De Civitate Dei di Agostino e le Institutiones di Gaio — quest’ultimo esemplare unico al mondo — fanno ipotizzare una fondazione addirittura anteriore, risalente al secolo precedente.
Nel corso dei secoli la Biblioteca Capitolare di Verona ha attirato alcune delle figure più importanti della cultura italiana
Nel 1320 il Capitolo della Cattedrale invitò Dante Alighieri a tenere la sua celebre orazione latina Quaestio de aqua et terra. Pochi decenni dopo, nel 1345, fu la volta di Francesco Petrarca, che vi consultò i volumi scoprendo un codice sconosciuto contenente le lettere di Cicerone ad Attico, Quinto e Bruto — un ritrovamento che ebbe un ruolo decisivo nella riscoperta umanistica dei classici latini.
La storia della biblioteca è anche una storia di resilienza
Sopravvissuta a terremoti, epidemie di peste, alle spoliazioni napoleoniche, a un’alluvione nel 1882 e ai bombardamenti della Seconda guerra mondiale, la Biblioteca Capitolare di Verona ha attraversato indenne quindici secoli di vicende, custodendo un patrimonio che oggi conta oltre 1.200 manoscritti, 245 incunaboli, migliaia di volumi a stampa dei secoli successivi e strumenti antichi legati alla produzione libraria.
Tra i suoi tesori spicca anche un documento di straordinario valore linguistico:
L’Indovinello Veronese, risalente alla fine dell’VIII secolo, considerato una delle prime testimonianze scritte di una lingua che si sta staccando dal latino per trasformarsi in italiano.
Definita dal paleografo Elias Avery Lowe “la regina delle collezioni ecclesiastiche”, la Biblioteca Capitolare di Verona non è soltanto un luogo di conservazione, ma un organismo vivo: ancora oggi ospita un laboratorio di restauro dei codici antichi ed è aperta al pubblico, offrendo la rara possibilità di trovarsi faccia a faccia con oltre un millennio e mezzo di storia della scrittura.
Il Peri
(foto Internet)


